CIARLATANI DELLA POLITICA E PSICOLOGIA DELLE MASSE di Jakob Tanner (Politische Scharlatane und Massenpsychologie), a cura di Vittorio Panicara

La traduzione che segue riguarda un articolo del prof. emerito di Storia dell’Università di Zurigo Jakob Tanner (Das Magazine n.28 Tages Anzeiger, 13 luglio 2018); pubblichiamo il testo con il consenso dell’autore.

Il tema è purtroppo attualissimo, l’analisi stringente.

 

 

Sin dai suoi inizi, nel XVIII secolo, la democrazia moderna aprì uno spazio regolamentato in cui dirimere le controversie. I lavoratori e le donne, costituitisi in movimento con l’industrializzazione e con l’urbanesimo, chiesero il suffragio universale e nonostante forti opposizioni portarono avanti l’ampliamento della partecipazione politica. Concepivano la libertà e la democrazia in modo dinamico, come liberazione e democratizzazione. Tutti sarebbero stati in fin dei conti “uguali nella libertà”.

La sinistra collegò a questo progetto di emancipazione la speranza che il momento storico lavorasse per lei. Il processo di trasformazione sociale del capitalismo avrebbe reso maggioranza le lavoratrici e i lavoratori in un prossimo futuro e in modo inarrestabile. Così avrebbero imposto i loro obiettivi e avrebbero affermato i “diritti dell’uomo” in tutto il pianeta. La creazione di un’Internazionale socialista era la risposta alla globalizzazione capitalistica.

Questo bel sogno era collegato all’idea che gli uomini sapessero già qual era il loro interesse. Se tutti potevano esprimersi liberamente, il sapere consapevole degli individui sarebbe riuscito a esprimersi nella “volontà popolare”. Vero è che Alexis de Tocqueville già nel 1835 nel suo acuto saggio «La democrazia in America» aveva messo in guardia dai «ciarlatani di tutti i tipi», che «conoscono bene l’arte di piacere al popolo». Finché verso la fine del XIX secolo presero la parola studiosi come Scipio Sighele e Gustave Le Bon. I loro scritti sull’”anima delle masse” miravano alla distruzione della fede razionale delle sinistre in un illimitato progresso sociale.

Le Bon pubblicò nel 1985 la sua ragguardevole opera «La psicologia delle masse». In politica, questa la sua tesi, «la parte dell’inconscio (…) è enorme mentre quella della ragione è molto piccola». Egli rappresenta la massa come irrazionale, irritabile, volatile, incapace di logica e “femmina”, vale a dire guidata da emozioni estremamente volubili. Tende ad “allucinazioni collettive” e perde così «la capacità di vedere correttamente».

Il pendant di tutto ciò è un nuovo tipo di “capo”. Costui adopera le parole come fossero “pulsanti di  campanelli” atti a evocare immagini suggestive e a dominare le masse per via emozionale. A questo riguardo non è sbagliato dire: «L’assurdità filosofica di certe convinzioni fondamentali non è mai stata un ostacolo per il loro trionfo». Simili seduttori di popolo compiono egregiamente il triplice passo  asserzione perentoria – ripetizione ininterrotta – propagazione. Tramite il “contagio sociale” l’errore riceve l’aura di una “verità dimostrata”.

L’opera di Le Bon è un miscuglio di insinuazioni infondate e di intuizioni chiaroveggenti. Egli cercò di fermare l’avanzata della sinistra. Diffuse stereotipi misogini e razzisti. Al tempo stesso fu precoce diagnosta di quelle tendenze che dopo la prima guerra mondiale avrebbero avuto un impatto sulla Storia con l’ascesa del fascismo e del nazionalsocialismo. Descrisse i capi di tali movimenti come «uomini d’azione» e «di poca perspicacia», simili a quelli che troviamo «soprattutto fra i nevrotici, le personalità irritabili e gli squilibrati (…) ai limiti della follia».

Altrettanto contraddittoria fu anche la ricezione della psicologia delle masse. Fu lodata nell’Italia fascista e nella Germania nazionalsocialista ma contemporaneamente servì a dare impulso alle idee di uomini come il sociologo Max Weber, Sigmund Freud, Elias Canetti e Albert Camus. Questa indeterminatezza è ancora attuale. Anche oggi si tratta di spiegare perché persone del tutto esperte della vita e magari privilegiate tendono a gettarsi nelle braccia del demagogo di turno.

E perché idee strampalate trovano notevole fortuna anche tra i benpensanti di tanti paesi? In realtà, ieri come oggi contro tutto ciò bisogna argomentare sulla base dei fatti. Ma ancora di più il rifiuto di tali stati d’animo da “pulsante di campanello” ha bisogno di un framing che sottolinei i vantaggi di uno Stato di Diritto democratico e di una società pluralista.

 

Dal “Magazin” del Tages Anzeiger, 13 luglio 2018.

 

(Traduzione di Vittorio Panicara, con l’aiuto di Ueli Hepp e Hellmut Riediger, che ringrazio di cuore)

 

TESTO ORIGINALE:

https://www.dasmagazin.ch/2018/07/13/politische-scharlatane-und-massenpsychologie/?reduced=true

(l’accesso al testo integrale non è libero)

 

 

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