Lunedì 29 settembre siamo riusciti finalemnte a organizzare il nostro appuntamento dedicato alla 37ª edizione del Premio Letterario Camaiore. La serata ha visto un dialogo tra Federica Breimaier, Federico Migliorati e Gerardo Passannante. A sorpresa si è collegato anche Michele Brancale, presidente della giuria del premio, che ci ha portato il suo saluto e una riflessione importante sul senso della poesia oggi. Qui sotto potrete vedere la registrazione della serata.
La vincitrice e una cinquina diversificata
Alessandra Carnaroli ha vinto con Non si tocca la frutta nei supermercati però i culi nelle metropolitane (Einaudi), portando sul podio una poesia che possiamo definire “divisiva” – nel senso migliore del termine. Marchigiana classe 1979, Carnaroli scrive epigrammi taglienti che parlano di Gaza, guerre, violenze di genere, emarginazione. Una poesia civile senza timori, che non lascia indifferenti.
È stata questa l’occasione anche per riflettere sulle altre opere finaliste:
- Ivan Fedeli in La gioia elementare (Luigi Pellegrini Editore) ricostruisce il mosaico della quotidianità che i social e la “mediasfera” ci hanno reso incapaci di vedere. Poesia di sguardi su ciò che abbiamo sotto gli occhi ma non sappiamo più cogliere.
- Paola Loreto con Miei lari (Marcos y Marcos) porta una poesia che nasce dalla ferita personale – la sorella assassinata, i genitori scomparsi – e cerca attraverso i versi una forma di cura. Un’opera intensa e coraggiosa.
- Daniela Pericone in Corpo contro (Passigli) mostra grande attenzione alla forma e al ritmo, con echi di Eliot e Montale che si mescolano in uno stile pur originale.
- Valentino Ronchi con Ma tu l’hai letto «Il giovane Holden»? (Graphe.it) rappresenta l’opposto stilistico: una poesia del quotidiano vista con “sentimento laico”, senza virulenza ma con attenzione costante all’oggi. Geografia reale e spirituale di Milano e oltre.
I premi collaterali e la poesia oggi
Quello dei ponti è stato un tema ricorrente, specie quando ci siamo intrattenuti sui cosidetti premi collaterali.
- Widad Nabi (Premio Internazionale) viene da Kobane, città martire siriana, e per lei la poesia è risposta alle ferite, alla guerra.
- Edith Bruck (Premio alla Carriera) rappresenta il ponte con la memoria della Shoah.
- Serena Vitale è stata premiata come ponte verso la cultura russa.
- Giuliano Ladolfi per chi costruisce ponti tra generazioni nelle scuole.
Molto appassionante stata infine la discussione sul significato della poesia contemporanea. Si è notato come tutti i finalisti siano fortemente immersi nel nostro tempo – guerra, solitudine, violenza di genere – con il rischio che siano testi troppo datati, destinati ad arenarsi una volta finita la condizione storica se non portano con sé temi universali. Si è discusso anche del ruolo della critica letteraria in un’epoca in cui i social hanno creato una poesia usa e getta senza possibilità di approfondimento, e della eterna domanda su quale sia l’origine del genio poetico tra talento e formazione.
Anche quest’anno, come nel 2024, abbiamo dedicato una serata a commentare il Premio Camaiore. E a giudicare dall’interesse e dalla partecipazione, questo rischia seriamente di diventare un appuntamento fisso annuale. In fondo, in un tempo di rumore costante, forse è proprio questo che cerchiamo: non dare giudizi definitivi, ma creare spazi di ascolto condiviso. Piccoli ponti, anche quelli.
Ci vediamo al prossimo Camaiore?

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