
In altri libri (Passione semplice, L’evento e persino L’occupazione) la scrittura è politica nella misura in cui implica una ricerca e uno svelamento rigoroso di ciò che ha fatto parte dell’esperienza reale di una donna, e questo può farsi portatore di un cambiamento dello sguardo degli uomini sulle donne e delle donne su se stesse. C’è un altro aspetto fondamentale che ha molto a che fare con la politica e che contribuisce a rendere la scrittura più o meno «incisiva»: è il valore collettivo dell’«io» autobiografico e di ciò che viene raccontato. Preferisco questa espressione, valore collettivo, a «valore universale», perché in fondo di universale non esiste nulla. Il valore collettivo dell’«io», del mondo del libro, significa il superamento della singolarità dell’esperienza, dei limiti della coscienza individuale che ci appartengono nella vita, e conferisce al lettore la possibilità di appropriarsi del testo, di porsi delle domande o di liberarsi. Tutto ciò, naturalmente, passa attraverso l’emozione della lettura, ma mi verrebbe da dire che alcune emozioni sono più politiche di altre…
Annie Ernaux, La scrittura come un coltello
