
Una sola condizione a questa riconciliazione con la lettura: non chiedere niente in cambio. Assolutamente niente.
Non erigere alcun bastione di conoscenze preliminari intorno al libro. Non porre la benché minima domanda. Non dare alcun compito. Non aggiungere una sola parola a quelle delle pagine lette. Nessun giudizio di valore, nessuna spiegazione del lessico, nessuna analisi testuale, nessuna indicazione biografica…
Proibirsi assolutamente di “parlare intorno”.
Lettura-regalo.
Leggere e aspettare.
Non si forza la curiosità, la si risveglia.
Leggere, leggere, e avere fiducia negli occhi che si aprono, nelle facce che si rallegrano, nella domanda che sta per arrivare e che provocherà altre domande.
Se il pedagogo in me si risente di non poter “presentare l’opera nel suo contesto”, persuadere il suddetto pedagogo che l’unico contesto che conta, per ora, è quello di questa classe.
E questa classe non è il punto d’arrivo, ma il punto di partenza dei sentieri della conoscenza.
Per il momento, leggo dei romanzi a un uditorio che crede di non amare leggere. Non potrò insegnare nulla di serio finché non avrò dissipato questa illusione e fatto il mio lavoro di intermediario.
Quando questi adolescenti saranno riconciliati con i libri, percorreranno volentieri il cammino che va dal romanzo al suo autore e dall’autore alla sua epoca, e dalla storia letta ai suoi molteplici significati.
Daniel Pennac, Come un romanzo

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