
Perché studiare la storia? Lo storico greco Tucidide (V secolo a.C.) scriveva che le cose passate si ripetono in modo simile, se non identico, in futuro, «in base alle leggi della natura umana» (La guerra del Peloponneso, 1, 22); e questo suggerisce che lo studio della storia può essere una guida per le nostre azioni. Tucidide si riferiva alla “storia fattuale”, cioè quella delle guerre, dei vari rapporti tra gli Stati, degli effetti sugli uomini di certi eventi naturali (come le epidemie). Considerazioni simili possono valere però anche per quella che si chiama in generale la “storia delle idee”. Ad esempio, il filosofo americano George Santayana (1863-1952) afferma che «coloro che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo» (Santayana, 190s, p. 284), e l’economista inglese John Maynard Keynes (1883-1946) che «uno studio della storia del pensiero è una premessa necessaria all’emancipazione della mente» (Keynes, 1926, trad. it. p. 26).
Anche la storia della linguistica fa certamente parte della storia delle idee. Per l’esattezza, invece che di storia della linguistica, sarebbe meglio parlare di “storia delle idee linguistiche”, o di “storia del pensiero linguistico”, perché la linguistica è diventata una disciplina autonoma solo in tempi abbastanza recenti: infatti, la prima cattedra di Linguistica fu istituita in Germania, all’Università di Berlino, solo nel 1821 (cfr. PAR. S.I).
Giorgio Graffi, Breve storia della linguistica

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