
Sam giaceva supino, con gli occhi chiusi, in fondo a un largo letto basso. Sarebbe bastato un leggero movimento perché rotolasse come un sacco sulla pelle di capretto, posata sopra il castorino rosso: scaraventata di lato dallo sparo, la sua mano ormai rigida, che stringeva il revolver, si protendeva verso la bianca, folta pelliccia. Il volto di Sam guardava tranquillo il soffitto e solo la nera tempia perforata (che già da tempo non perdeva più sangue) conferiva all’onda di capelli rossi e al pallore della fronte lentigginosa una tristezza inusuale.
Berberova, Felicità
