Cinque libri. Cinque possibilità che ci diamo per avvicinarci intellettualmente ed emotivamente ad una maggiore comprensione del nostro controverso presente, base fondamentale per compiere scelte più consapevoli e per edificare un futuro migliore.
Genocidio di Rula Jebreal

In questo libro, Rula Jebreal, docente, giornalista e scrittrice palestinese con cittadinanza israeliana, spiega in modo molto chiaro lo sterminio dei palestinesi e come nella Striscia di Gaza sia cambiato il modo in cui guardiamo il genere umano, le regole e l’ordine mondiale che su queste regole si basa.
Un genocidio in mondovisione, di questo si tratta, un massacro che diventa la vergogna dell’umanità che questa stessa umanità rinnega.
La scrittrice ci chiarisce non solo i motivi per cui la parola “genocidio” sia corretta nel caso di Gaza (facendo appello alla corte internazionale) ma anche le ragioni per cui difendere i palestinesi non significhi assolutamente essere antisemiti; ci fa capire, in modo particolare, come i genocidi inizino con le parole e non con i massacri, disumanizzando e demonizzando, un popolo, come in questo caso i palestinesi; ci parla della pericolosità della propaganda e della linea politica internazionale che rischia di compromette quei valori che l’occidente si vanta di avere e che andrebbero rivisti alla luce dei diritti umani.
Bisogna comprendere che la questione palestinese non riguarda solo i palestinesi ma è universale proprio per evitare di far crollare i principi sani della democrazia e del senso di giustizia che dovrebbe riguardare ogni nazione.
È un libro coraggioso e indispensabile, oggi come non mai.
Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza

“Cosa significa essere poeta in tempo di guerra?” si chiede Hend Joudah nella sua poesia pubblicata in questo testo. Essere poeta in tempo di guerra vuol dire opporre resistenza attraverso la parola, attraverso la testimonianza di un orrore senza uguali. Queste poesie sono un pugno allo stomaco necessario, una spada finalizzata a squarciare il muro di indifferenza che fa male più di una bomba, più dell’inferno. E come dice Pappé nell’introduzione “questa raccolta contribuirà ad erodere lo scudo di silenzio e disinteresse che garantisce immunità ai responsabili del genocidio a Gaza”. Perché nessuno potrà dire di non sapere.
Un giorno tutti diranno di essere stati contro di Omar El Akkad

“Un giorno, quando sarà sicuro, quando non ci sarà alcun rischio personale nel chiamare le cose con il loro nome, quando sarà troppo tardi per ritenere qualcuno responsabile, tutti diranno di essere stati contro…”
Era il post che il 25 ottobre 2023 Omar El Akkad, giornalista arabo canadese, scrive sui social e in cui si manifesta il ritratto implacabile dell’ipocrisia occidentale. Da queste dolorose parole nasce un libro di forte denuncia del genocidio palestinese e, soprattutto, della fine della credibilità delle democrazie occidentali. El Akkad invita a non rinunciare alla resistenza e ad usare di un linguaggio più consapevole, più attento al fine di veicolare un pensiero più onesto e critico, in quanto le parole creano significato.
Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina di Ilan Pappé

Un libretto brevissimo ma esaustivo, in cui lo storico israeliano Pappé spiega i processi storici che hanno portato al sanguinoso e inestricabile conflitto israelo-palestinese, iniziato nel lontano 1882, quando i primi coloni sionisti sono arrivati in quella che era la Palestina ottomana. Sono pagine, queste, ineccepibili per chiarezza di informazioni, per capacità di sintesi e per incisività e onestà esplicativa; ma sono anche molto importanti per comprendere la trama di questa pagina di storia problematica e oscura.
Figli dell’odio di Cecilia Sala
Un reportage lucido, ma anche inquietante, che guarda al conflitto israelo-palestinese attraverso le vite delle nuove generazioni cresciute nella violenza. Cecilia Sala racconta Israele, Palestina e Iran partendo dalle persone incontrate sul campo: giovani coloni radicalizzati, ragazzi palestinesi segnati dall’occupazione, iraniani schiacciati dall’umiliazione politica e sociale. Ne emerge un libro che non cerca spiegazioni astratte, ma mostra come l’odio si trasmetta, si normalizzi e diventi identità. I figli dell’odio è una lettura breve ma densa, che aiuta a capire non solo come si perpetui il conflitto, ma anche perché immaginare una via d’uscita appare oggi sempre più difficile.
