Lo scorso venerdì noi dei i Manniaci (il gruppo di lettura dedicato a Thomas Mann), ci siamo riuniti per discutere della prima metà de La Montagna incantata. Nel nostro incontro abbiamo esplorato la genesi di questo capolavoro, la sua struttura narrativa e i personaggi che popolano il sanatorio di Davos.
Come nasce il romanzo
Tutto parte da un’esperienza vera. Nel 1912, Thomas Mann visita la moglie Katia ricoverata in un sanatorio a Davos. La visita dovrebbe durare tre settimane, il tempo necessario per stare con la moglie. Durante il soggiorno, Mann osserva da vicino la vita nel sanatorio, i rituali quotidiani, i pazienti, il modo strano in cui la malattia e la morte diventano parte di un’esistenza quasi normale. Quell’esperienza lo colpisce profondamente. Quello che doveva essere una novella leggera, quasi umoristica, contrappunto alla grave Morte a Venezia, si trasforma in un’opera monumentale che lo occupa per anni.
Come Mann stesso ricorda in una lezione a Princeton, l’autore non sempre sa dove andrà a finire il suo lavoro. È quello che in effetti accadrà: ciò che era nato come una breve novella si trasforma in un affresco monumentale, una riflessione sulla società europea, un’opera che merita davvero di essere letta due volte per cogliere tutti i significati nascosti nei dettagli seminati lungo il testo.
Il sanatorio come microcosmo europeo
Il sanatorio in cui si ambienta la vicenda rappresenta l’Europa dell’epoca: una società elegante, raffinata, che vive separata dalla realtà in una bolla pronta a scoppiare. I personaggi scherzano con la morte, si divertono, giocano, ma molti di loro non lasceranno mai quella montagna. È una metafora sottile della condizione europea, ma anche della Germania stessa, negli anni che precedono la Prima Guerra Mondiale.
Hans Castorp e il romanzo di formazione anomalo
Hans, il protagonista del romanzo, è l’antieroe perfetto: un giovane ingegnere ordinario, un borghese tranquillo, destinato a una vita lineare e senza troppe sorprese. Arriva per una visita di tre settimane, ma qualcosa lo affascina e lo trascina — il calore della comunità di malati, il rituale della febbre, i 5 pasti che si ripetono a scandire un tempo che non fugge mai. Così l’uomo razionale si lascia conquistare dall’irrazionale. È un processo quasi ipnotico.
I personaggi come idee
Nel sanatorio incontra figure che sono incarnazioni di idee contrapposte: Settembrini, l’intellettuale che tenta di salvarlo mentre lo carica di riferimenti filosofici; Claudia Chauchat, la donna misteriosa e sensuale che lo affascina con uno sbattere di ciglia; il cugino prussiano, sempre un passo indietro, passivo testimone di una trasformazione che non lo riguarda.
Un romanzo che è anche saggio
Mann non vuole scrivere pura narrazione. Ci sono capitoli dedicati a riflessioni sulla medicina, sulla biologia, sul tempo. È una scelta consapevole quella di Mann che si configura in un momento in cui gli autori europei stavano reinventando il romanzo, mescolando narrazione e saggismo, basti pensare a Musil con il suo L’uomo senza qualità o a Proust e il suo Alla ricerca del tempo perduto.
Nella registrazione integrale della nostra diretta troverete una discussione molto più approfondita su questi temi, con interventi di vari membri del gruppo e spunti di riflessione che vanno ben oltre questa sintesi.
Il nostro gruppo di lettura dedicato a Thomas Mann continua a esplorare questo affascinante autore. Se vi interessa unirvi a noi per discussioni come questa, seguiteci per le prossime tappe della Montagna incantata, trovate qui tutte le informazioni: ⛰️ I Manniaci

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