Il manuale della femminista guastafeste

1–2 minuti

Vorrei cominciare da una storia, la mia, su come si diventa una femminista guastafeste.
Siamo seduti attorno a un tavolo. Occupiamo sempre gli stessi posti, come se ci stessimo assicurando più di un semplice posto a tavola. Conversiamo amabilmente. Mio padre mi chiede della scuola, del più e del meno. A un certo punto se ne esce fuori con qualcosa di offensivo, spesso sessista, guardandomi come se mi stesse lanciando una sfida. Io mi sforzo di non rispondere, rimango seduta in silenzio, sperando di scomparire. Ma a volte non ce la faccio, e allora mormoro a bassa voce, o mi arrabbio, rendendomi conto con frustrazione che mi sto arrabbiando perché qualcuno mi sta mandando in bestia. Qualunque cosa io dica, in qualunque modo la dica, se c’è una discussione, e se questa si fa accesa, è sempre colpa mia. E per l’ennesima volta, l’accusa: “Sara, un’altra cena rovinata”
Ti trasformi in una femminista guastafeste quando diventi l’ostacolo alla felicità degli altri, o semplicemente quando ti metti in mezzo, rovinando quella cena e quell’atmosfera. Diventi una femminista guastafeste quando non sei disposta a stare al gioco, ad andare d’accordo con qualcuno, a stare in silenzio, ad accettare tutto passivamente.

Sara Ahmed, Il manuale della femminista guastafeste

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