Incipit di “Io?”, Peter Flamm


Non io, signori giudici, un morto parla per bocca mia. Non sono io qui, non è mio questo braccio che si alza, non sono miei questi capelli ora bianchi, non è mio il crimine, non è mio il crimine. Voi non potete capire. Pensate che debba essere un vivo, che sia un uomo quello che sta parlando – oppure un pazzo: ma io non sono pazzo, almeno credo. Da dieci anni giaccio nella terra, le mie membra sono putrefatte, le mie ossa grigia polvere, il mio respiro – io non respiro più. Tutto è silente. Tutto è passato. Giaccio nella terra, davanti a Verdun, sotto le macerie di Douaumont, il vento soffia sulle tombe abbandonate, sulla terra abbandonata, sui morti abbandonati. Andate laggiù, scavate nella sabbia, zappate a sinistra nel grande cratere della granata, c’è acqua dentro, forse melma. Non temete: non c’è più la guerra, non piovono più granate a farvi a brandelli, non riecheggiano più grida, non volano più per aria membra umane, niente sangue, niente corpi maciullati. C’è silenzio. Totale. Definitivo.

Flamm, Io?

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