Che cosa è il tempo per Hans Castorp?

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Che cosa è il tempo? Un mistero… irreale e onnipotente. Una condizione del mondo fenomenico, un movimento unito e mescolato all’esistenza dei corpi nello spazio e al loro moto. Ma non ci sarebbe tempo se non ci fosse moto? Né moto se non ci fosse tempo Interroga pure! È il tempo una funzione dello spazio? O viceversa? O sono entrambi identici? Continua a domandare! Il tempo è attivo, è di natura verbale, produce. Che cosa produce? Il mutamento. Oggi non è ieri, qui non è là, perché frammezzo c’è il movimento. Ma siccome il movimento, sul quale si misura il tempo, è circolare, in sé conchiuso, questo è un moto e un mutamento che quasi ad ugual ragione si potrebbe definire quiete e ristagno; perché l’ieri si ripete continuamente nell’oggi, il là nel qui. Siccome poi nemmeno con gli sforzi più disperati si riesce a raffigurarsi un tempo finito e uno spazio finito, si è deciso di “pensare” eterni e infiniti il tempo e lo spazio… evidentemente opinando che ciò riesca, se non benissimo, almeno un po’ meglio. Ma porre l’eterno e l’infinito non significa distruggere col calcolo logico tutto ciò che è limitato e finito, ridurlo relativamente a zero? È possibile una successione nell’eterno, una giustapposizione nell’infinito? Come si conciliano concetti quali distanza, moto, mutamento, o soltanto l’esistenza di corpi limitati nell’universo, con le ipotesi di ripiego dell’eterno e dell’infinito? Chiedilo pure!

Thomas Mann, La montagna incantata.

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