Maldamore – #14
Se la figura di Elena, nell’immaginario collettivo, subito richiama quella di Paride le tragiche conseguenze del loro invaghimento, decisamente minore attenzione desta il suo rapporto col marito Menelao, anche se la sua esasperata gelosia lo spinge a scatenare nientedimeno che una guerra epocale, pur di riprendersi la moglie fedifraga. Sicché il loro rapporto fatto di gelosia, sofferenza, tradimento e vendetta, si inscrive di diritto tra i parametri di questa rubrica.

Il classico triangolo
Consapevole di aver generato la donna più bella del mondo, per prevenire conflitti tra i numerosi pretendenti il padre di Elena li aveva fatti preliminarmente giurare di rispettare la scelta della figlia. Che se converse sul re di Sparta Menelao, legittima è la supposizione che, oltre al prestigio, trovasse in lui anche qualche attrattiva, incoraggiante premessa per un matrimonio felice, e coronato dalla nascita di una bimba dal tenero nome di Ermione. Fino al giorno che a Sparta giunse quel gran figo di Paride, a cui Afrodite, favorita dal suo celebre giudizio, aveva promesso l’amore della più gran figa del mondo. Situandosi entrambi al top della categoria, era inevitabile che i due si infiammassero d’un colpo, per poi fuggire a Troia, con gran dispetto del marito cornuto che pur di riprendersi cotanto tesoro non esitò a organizzare una coalizione di guerra.
E vissero felici e contenti?
Se già nell’Iliade troviamo Elena piena di rimorsi e vergogna per l’assurdità di una guerra scatenata per lei, meno sappiamo come andarono le cose una volta che la città fu espugnata e distrutta, e come regolarono i conti marito e moglie, una volta faccia a faccia. Per saperlo dobbiamo affidarci ad altre tradizioni. Alcune delle quali riportano che il re, accantonando il proposito iniziale della vendetta (cornuto mi fecisti!), nel solo rivederla per languore di stomaco la risparmia. E la coppia ritorna a Sparta (nell’Odissea la vediamo accogliere gentilmente Telemaco in cerca di notizie sul padre Ulisse). Dopo tanto sconquasso insomma la concordia sembra ristabilita. Elena, rinsavita dalla sbandata, dimostra intelligenza e autocontrollo, usa il nepente per alleviare il dolore, e ottiene persino una sorta di immortalità; mentre Menelao viene portato ai Campi Elisi, riservati agli eletti.
Versioni alternative
Essendo Elena una delle figure più complesse e poliedriche della letteratura antica, non c’è da stupirsi però se accanto alla versione “riconciliata” troviamo anche riscritture diverse e discordanti. Severo è il giudizio di Eschilo nell’Agamennone, dove, oltre a ritenerla causa della guerra, la vede come distruttrice degli uomini e prototipo di “sfasciafamiglia”. A riscattarla ci pensa però Stesicoro, con la sorprendente affermazione che non sarebbe mai andata a Troia, dove al suo posto sarebbe giunta solo un’immagine. Interpretazione ripresa nell’Elena di Euripide, che sfruttando il contrasto tra apparenza e realtà, presenta Elena innocente e fedele, mentre Menelao, che si ritrova a combattere per un’illusione, più che figura di vendicatore diventa vittima smarrita e fragile di un inganno cosmico, e da marito ferito sale a personaggio problematico, ma anche, dopo la riconciliazione, sovrano maturo, riflessivo e ospitale. Anche Erodoto nelle Storie propone la versione di Elena in Egitto, per cui la guerra sarebbe nata da un errore fatale. E se nell’Eneide Virgilio la evoca solo brevemente nella scena in cui Enea vorrebbe sopprimerla come causa di colpa e distruzione, dimenticando quasi interamente Menelao, lo stesso avviene per ragioni diverse anche nelle Heroides di Ovidio, che invece riportando l’accento sulla passione per Paride, rende più umana e passionale la donna combattuta tra un marito rispettabile e il trasporto fatale.
Maldamore?
Certo è che non sembra semplice la relazione tra una donna giudicata di volta in volta vittima del destino e infedele, col marito ferito e tradito ma ancora innamorato. Ma proprio per l’ambiguità per cui la loro storia si alimenta di desiderio, onore, vendetta e passione, si presenta come formula complessa di maldamore. Con Elena straziata tra la pena illecita e il riguardo verso un marito stimato e una figlia adorata; e Menelao tormentato per la perdita, al punto da scatenare una guerra. Così c’è da credere che il dolore non si placherà con la rappacificazione, e che il malessere continuerà a serpeggiare persistente. Né saranno mancate le occasioni per rimproveri e accuse tra il re scottato e la sognatrice succuba ai diritti maritali, ma con la mente volta alla dolce follia, per galleggiare sui prosaici sviluppi della noia coniugale.

