
Chi ama leggere non può dimenticare i classici, soprattutto se toccano temi e problemi universali e attuali. E non è forse vero che nella storia europea lo spirito borghese e il libero mercato hanno invaso il mondo? Se poi vogliamo leggere un romanzo “tradizionale”, di quelli che veramente “raccontano” una storia approfondendo il carattere dei personaggi e il senso dei fatti narrati, allora è consigliabile leggere «I Buddenbrook» di Thomas Mann, pubblicato nel 1901, quando l’autore aveva soltanto 26 anni. Si tratta di un romanzo autobiografico, ambientato a Lubecca, città natale di Mann, una città libera dedita alle attività mercantili e priva di un’aristocrazia vera e propria. La seconda parte del titolo, «Decadenza di una famiglia», rivela l’andamento generale della trama: il lento declino dei Buddenbrook, attivi nel commercio dei cereali, attraverso quattro generazioni, dal 1835 al 1877, fino all’estinzione della famiglia. Mann fa tesoro della sua stessa esperienza di vita, mettendo in luce le contraddizioni della borghesia mercantile: il mito luterano dell’etica del lavoro, il “contegno”, ha un fondamento religioso, riassunto nel motto scolpito all’ingresso della casa, «Dominus providebit», ma la legge del profitto va in altra direzione e non sente ragioni morali; le relazioni fra i componenti della famiglia mostrano crepe destinate ad aggravarsi, fino a sfociare in un conflitto aperto. Dei tre fratelli protagonisti, Thomas, Antonie (Tony) e Christian, solo i primi due si riconoscono nei valori della famiglia, mentre Christian, antitetico nel carattere a Thomas, è un alter ego scomodo, non inquadrato, unico malato in una società che si crede “sana”. Antonie, del resto, sacrificherà alla famiglia la propria felicità personale e ne diverrà la “vestale”, protettrice del nome e del suo calante prestigio. Non solo, ma nell’affresco storico creato da Mann le vicende si accavallano, con i moti del ’48 e l’impronta prussiana successiva all’unificazione, con trasformazioni profonde della morale e del tessuto sociale. Infine, la contraddizione più stridente si rivela quella tra l’arte e l’umanesimo, da una parte, e la necessità del profitto capitalistico dall’altra, mal mascherato dalle convenzioni: lo si avverte nella vicenda del piccolo Hanno, figlio di Thomas e Gerda, appassionato di musica e alieno del tutto dalla mentalità e dal costume della società borghese, a cui il padre sta sacrificando tutto se stesso, inclusa la sua salute mentale. La morte di Hanno mette fine allo scorrere temporale lineare ben rappresentato dal libro di famiglia curato da Antonie. La parabola discendente di Thomas, altresì, con il progressivo affievolirsi degli slanci vitali, è rappresentativo della crisi di un’intera classe sociale. I valori del mondo borghese, in cui il conservatore Mann in un certo qual modo credeva, si “spengono” con la fine dei Buddenbrook, mediante un processo che ha il carattere dei fenomeni storici ineludibili.
Lo stile ricco e complesso del libro immette il lettore in un microcosmo descritto con sagacia e precisione, che pare ricalcare, migliorandoli, i moduli espressivi e le tecniche narrative ottocentesche. Dalla seconda edizione in poi il libro ebbe un tale successo di pubblico da rendere famoso quello che è uno dei principali letterati e intellettuali del Novecento.
Insomma, non ci sono motivi validi per rinunciare a leggere un romanzo che, nonostante le quasi 700 pagine, si snoda davanti a noi in modo così agile e convincente, lasciando un’impronta indelebile, quella di una decadenza che è il segno del disagio della civiltà moderna e capitalistica in cui ancora oggi siamo tutti invischiati.

[…] Lunedì è uscita una recensione di Vittorio dedicata a I Buddenbrook, Decadenza di una famiglia, primo romanzo dello scrittore tedesco Thomas Mann, pubblicato a ventisei anni, nel 1901. Nel contributo, trova spazio anche una riflessione sul senso che può avere oggi leggere i classici e perché il romanzo in questione è da annoverare tra questi ultimi. Se volete leggere l’articolo lo trovate qui: PERCHÈ LEGGERE «I BUDDENBROOK» DI THOMAS MANN (di Vittorio Panicara). […]
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[…] Di questo romanzo abbiamo parlato in: PERCHÈ LEGGERE «I BUDDENBROOK» DI THOMAS MANN (di Vittorio Panicara). […]
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[…] PERCHÈ LEGGERE «I BUDDENBROOK» DI THOMAS MANN (di Vittorio Panicara). […]
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[…] Gospodinov e IN CAMMINO ALLA RICERCA DI LEV N. TOLSTOJ, RECENSIONE DI «LA CONFESSIONE»), tedesca (PERCHÈ LEGGERE «I BUDDENBROOK» DI THOMAS MANN), francese (LA FANFARLO di Charles Baudelaire) e non solo. Nel farlo abbiamo toccato i temi del […]
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