«Perché ci ostiniamo»: natura, arte e collezionismo nella raccolta di Fredrik Sjöberg

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Unire l’originale racconto di esperienze personali, la precisa e affascinante descrizione di scorci naturali (quasi una prosa d’arte) e la dissertazione su tematiche spinose della modernità è quanto è riuscito, ed in maniera decisamente efficace, allo scrittore svedese Fredrik Sjöberg in Perché ci ostiniamo (192 pagine, 16,50 euro, con traduzione di Andrea Berardini e Fulvio Ferrari), opera apparsa sotto il marchio di Iperborea, casa editrice milanese attenta da sempre a promuovere la diffusione della letteratura nordeuropea e non solo.  9 i testi racchiusi nel volume ove scorrono in parallelo uno straordinario atavico amore per la natura, in parte ancora incontaminata, del suo Paese d’origine che lo ha portato a diventare uno stimato entomologo con una recentissima predilezione per l’universo delle mosche, ed un’altrettanto forte inclinazione per l’arte che Sjöberg mostra al lettore. Il libro si apre con un testo curioso sul collezionismo, definito argine “contro le dighe dell’anima”, per poi affrontare il connubio natura-pittura con un richiamo al ruolo del viandante nell’immaginario tedesco del “Romanticismo”.

Fredrik Sjöberg

Ricca di aneddoti e di colpi di scena è la storia del collezionista Hjalmar Gabrielson, un modesto impiegato delle Poste dall’innato fiuto per l’arte che arriva a radunare una quantità impressionante di autoritratti e persino una vecchia immagine fotografica di Strindberg, finiti poi dispersi nel corso del tempo. All’importanza dello scrivere saggi e a ciò che essi significano oggigiorno è dedicato uno specifico testo caratterizzato dall’ironia sferzante e da una disarmante divagazione a tutto campo con un invito ai saggisti a porsi lontano dalla “violenza dell’intrattenimento culturale presente sui giornali”. Il viaggio di Lenin a Stoccolma pochi mesi prima dello scoppio della Rivoluzione d’Ottobre ed il suo incontro con la pioniera dell’ambientalismo svedese in visita ad un appezzamento di terra coltivato a giardino sono narrati nel racconto “Anna e Rutger”. “Sulla bellezza” racchiude la poetica descrizione di un bene “difficile da difendere”, fors’anche perché l’arte contemporanea “si è allontanata dai fondamentali valori” che ne erano alla base. L’ultimo testo del libro apre alla commozione e alla malinconia nel racconto dell’amato padre dell’autore, ormai scomparso,  e del loro legame: l’hotel frequentato dal genitore nel lontano 1950 è lo stesso in cui si è recato ora il figlio per leggervi una lettera che trasuda quell’adorazione per la natura che rappresenta anche il filo rosso del “viaggio” letterario di Fredrik Sjöberg.

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