Incipit di “Evgenij Onegin”

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Di princìpi onestissimi, mio zio,

or che giace ammalato per davvero,

fa sì che lo rispetti infine anch’io;

e non poteva aver miglior pensiero;

esempio agli altri ed ammaestramento:

ma quale noia, o Dio, quale tormento

ad un infermo muoversi d’intorno,

senza mai allontanarsi, e notte e giorno!

Oh, quale ipocrisia, quale meschina

perfidia divertire un moribondo,

aggiustare i guanciali a un gemebondo,

con faccia triste dar la medicina,

sospirare e pensar fra sé: che guai!

quando all’inferno dunque te n’andrai?

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