
Ero affranto, stremato di angoscia mortale per quella
lunga agonia; e quando finalmente mi sciolsero e potei
sedermi, sentii che perdevo i sensi. La sentenza – la terribile
sentenza di morte – fu l’ultimo degli accenti distinti
che mi giunse alle orecchie. Dopo, il suono delle
voci degli inquisitori parve perdersi in un ronzio indefinito
di sogno. Quel suono destava in me l’idea di una
rotazione, probabilmente perché nell’immaginazione si
associava al ritmo di una macina da mulino. Ma tutto
questo non durò che poco; ben presto non udii più. Tuttavia
per qualche tempo ancora, vidi, ma con quale terribile
esagerazione!… Vidi le labbra dei giudici vestiti di
nero. Mi parevano bianche, più bianche del foglio sul
quale ora traccio queste parole; e sottili, sottili sino al
grottesco, sottili per l’intensità della loro espressione di
durezza, di risoluzione irrevocabile, di severo disprezzo
del dolore umano. E vidi uscir da quelle labbra i decreti
di quel che per me rappresentava il destino. Le vidi torcersi
in una allocuzione mortale. Le vidi formare le sillabe
del mio nome, e rabbrividii non udendo il suono seguire
il movimento. Vidi anche, per alcuni deliranti attimi
d’orrore, la molle e quasi impercettibile ondulazione
dei drappi neri che ricoprivano le mura della sala.
Edgar Allan Poe, Il pozzo e il pendolo.
Traduzione di Delfino Cinelli ed Elio Vittorini.

[…] L’Incipit del giorno – 8 agosto 2022 da Il pozzo e il pendolo di Edgar Allan Poe (della cui importanza per la nascita del genere poliziesco abbiamo discusso per altro in Edgar Allan Poe e la nascita del giallo) […]
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