Come è potuto succedere?

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Quello che da parte mia credo di aver capito, scrivendo quel romanzo dopo avere studiato a lungo non solo Berlino e ciò che è accaduto in questa città negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, è che è molto comodo pensare a Hitler e ai suoi sottoposti come a dei mostri: perché i mostri sono altro da noi, non appartengono alla nostra stessa specie, e definirli come tali, considerarli alla stregua di alieni, ci assolve e ci conforta. Solo dei mostri, ci diciamo, possono aver fatto quelle cose. Le cose si complicano se prendiamo atto che Hitler e i suoi erano uomini. Uomini come noi, capaci di fare cose inumane. Cose che noi non faremmo mai. Ma ne siamo sicuri? Siamo certi che noi non le faremmo mai? Nessuno di noi è nato intorno al 1900 o al 1920. Nessuno di noi è passato attraverso esperienze come la sconfitta nella Grande Guerra, l’umiliazione di Versailles, l’iperinflazione, la povertà assoluta e la disoccupazione di massa.

Nessuno di noi si è mai trovato in quelle condizioni. Che sia chiaro, non giustificano nulla, ma possono aiutarci a capire ciò che è stato definito come incomprensibile: come ha potuto la Germania, patria di Goethe e Schiller, e Bach e Haydn, e Leibniz e Schopenhauer, arrivare all’orrore di Auschwitz?

Giuseppe Culicchia, Berlino è casa.

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