Incipit de “Igiene dell’assassino” di Nothomb

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Quando fu di dominio pubblico che l’immane scrittore Prétextat Tach sarebbe morto due mesi dopo, i giornalisti di tutto il mondo sollecitarono interviste private con l’ottuagenario. Il vegliardo godeva, certo, di un prestigio considerevole; fu comunque grande lo stupore di veder accorrere al capezzale del romanziere francofono rappresentanti di quotidiani del calibro (ci siamo permessi di tradurre) della “Voce di Nanchino” e del “Bangladesh Observer”. Così, due mesi prima della morte, il signor Tach poté farsi un’idea dell’ampiezza della propria fama.
Il suo segretario si incaricò di effettuare una selezione drastica delle proposte: eliminò tutti i giornali in lingue straniere perché il moribondo parlava solo francese e non si fidava di nessun interprete; scartò i reporter di colore perché con l’età lo scrittore si era messo a fare discorsi razzisti, che discordavano con le sue convinzioni profonde – gli specialisti tachiani, imbarazzati, vedevano in questo l’espressione di un desiderio senile di scandalizzare; infine il segretario scoraggiò garbatamente le richieste di reti televisive, di riviste femminili, di giornali giudicati troppo politici, e soprattutto delle riviste mediche che avrebbero voluto sapere in che modo il grand’uomo si fosse preso un cancro tanto raro.

Nothomb, Igiene dell’assassino

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