Maldamore – #21

Scan: MNBA/Banco Santos catalogue.
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L’umanità corrotta
Dopo il po’ po’ di malanni che li avevano colti col simpatico dono degli dèi, c’è da stupirsi che gli uomini si fossero incarogniti, imbestialiti, incattiviti, e diventati bestemmiatori, stupratori, ladri, e malfattori tali da riempire tutti i cerchi dell’Inferno? Dove latita l’educazione, cosa ci si può aspettare da figlioli abbandonati a combattere non solo con una penosa digestione, ma con tutti i rigori della natura? La loro ferinità non trovava forse qualche giustificazione nella severità del loro stato? E c’è da stupirsi se Zeus, che sì cattivo pedagogo era stato, invece di assumersene le colpe si defilasse, ritenendoli responsabili senza scuse? Ché tali essendo diventati quei cuccioli letiziati dalla sbadataggine di Pandora, escogitò un radicale rimedio. Ed ecco che allora guardò giù, e verso l’umanità ridotta a un condominio di malfattori e cafoni si decise per un bel programma di lavaggio. Non una pioggerellina di marzo, intendiamoci: ma una sanificazione planetaria con abbondante risciacquo e nulle garanzie di rimborso: insomma un diluvietto universale in versione greca, che non risparmiasse nessuno…
Un turbolavaggio
Tranne, per puro caso, una gentile coppia che non faceva male ad anima viva, e che nessuno avrebbe pronosticato così bene assortita, trattandosi di Deucalione, figlio del previdente Prometeo, e di Pirra, nata nello scombinato ménage di Epimeteo e Pandora. Si trattava, è il caso di dire, di un abbinamento in cui geneticamente si riassumeva il meglio e il peggio della gestione dei guai. Ma i due sposi-cugini, per loro sciagura, vivevano nell’Età del Ferro, quella, cioè, in cui l’umanità aveva deciso di dare il peggio di sé agli occhi di Zeus. Il quale, dopo essere sceso a terra sotto mentite spoglie, e avendo ricevuto dal re Licaone un’accoglienza abietta, ab uno disce omnes, ritenne che l’esperimento “genere umano” gli era riuscito maluccio, e necessitava perciò di una spolveratina. E non avendo ancora esaurito lo stock delle “punizioni creative”, per non ricorrere ai soli fulmini che avrebbero rischiato di dar fuoco anche all’Olimpo, ricorse all’acqua: forse meno scenografica, ma molto meglio indicata in caso di lavaggio.
L’arca della salvezza
Fedele al marchio di fabbrica preventivo, Prometeo, che conosceva i suoi polli, consigliò al figlio Deucalione di costruirsi un’archetta per mettersi in salvo con Pirra. Era una soluzione artigianale ma funzionava: ché quando Zeus aprì i rubinetti cosmici i due erano già a bordo. Le piogge torrenziali sommersero allora città, pianure, colline e montagne, con una solerzia da disastro naturale; e mentre l’umanità annegava, i due coniugi galleggiarono per nove giorni in quella piscina funebre, finché non si arenò sul Parnaso. E solo quando Zeus constatò che della vecchia umanità erano rimasti solo quei due naufraghi innocui, decise che il lavacro poteva bastare, essendo stato il pianeta risciacquato a dovere.
L’enigma dell’oracolo
Ritrovatisi soli in un mondo deserto, silenzioso e fangoso, i due sposi scoppiarono in lacrime. Va bene essere sopravvissuti: ma se il premio stava nel ripopolare il pianeta senza un kit di istruzioni, qualche perplessità si comprende. Pensarono allora bene di consultare l’oracolo della dea Temi, nella speranza che lassù qualcuno avesse un piano: ma il responso dell’oracolo, come da tradizione, fu sibillino: “Copritevi il capo, sciogliete le vesti e gettate alle vostre spalle le ossa della grande madre”. Accipicchia, che bell’inizio! si sgomentò Pirra, che non aveva voglia di inaugurare il nuovo mondo con un sacrilegio familiare, perché quell’idea le sembrava così mostruosa da commuovere perfino un becchino. Deucalione, invece, che aveva ereditato qualche neurone operativo del papà, decifrando il rebus capì che la “grande madre” non era un cadavere da disseppellire, ma la Terra stessa; e che le “ossa” non erano femori e tibie e costole, ma pietre e sassi dispersi sul suolo. Insomma l’oracolo, che parlava solo come mamma l’aveva fatto, indicava di prendere ciottoli e lanciarli all’indietro. Ed è quello che fecero i due, che coprendosi il capo iniziarono a camminare lanciandosi sassi alle spalle. Qualche riserva ci sarebbe stata sulla scientificità del ripopolamento, ma dopo una tale apocalisse questo passava il convento. A sorpresa però le pietre lanciate da Deucalione si ammorbidirono, perdendo l’aria da materiale edilizio per prendere forma di uomini; mentre quelle lanciate da Pirra diventavano donne, perché anche la nuova umanità, per ingranare, necessitava di un minimo di collaborazione binaria. La durezza dei sassi si trasformava così in ossa, muscoli e carne, dando origine a una razza umana più resistente, proprio perché nata da materiale da cantiere; e la certificata provenienza minerale spiega perché essa fosse capocciona e testarda.
Maldamore archetipico
Se nella vicenda di Deucalione e Pirra, così teneramente collaborativa, si può rinvenire una scheggia di maldamore, essa si annida nella sua declinazione filosofica, come sofferenza e logorio emotivo. La loro prova non nasce dalle consuete dinamiche di infedeltà, ma dal carico morale che li schiaccia. Intanto, già l’isolamento in un mondo desertificato li grava del complesso di colpa dei sopravvissuti ai lager, così che essere salvati e non sommersi è più trauma che blasone. Ma visto che gli tocca affrontare il lutto collettivo, non è da credere che il loro dialogo su una landa lunare sia proprio di sollievo. Come se non bastasse, dopo il diluvio su loro scende la tremenda incombenza della rigenerazione della specie, senza garanzia che le cose riescano meglio. Sicché la loro intesa è inquinata anche dall’inadeguatezza per un compito così titanico. Il loro amore è “messo a dura prova” non dalla fragilità dei sentimenti, ma dalla drammaticità della situazione. Non è il maldamore della passione (come ne abbiamo visti e ancora ne vedremo), ma quello della fatica di ricostruire il mondo da zero. E sapendo poi cosa è emerso da quelle pietre, si comprende che qualche ragione di inquietarsi ce l’avevano pure…


