
Capitolo primo. Amo Berlino. No. Ho sempre detto e scritto che amo Torino, non posso uscirmene adesso dicendo o scrivendo che amo Berlino. Capitolo primo. Adoro Berlino. Così va meglio. Adoro Berlino perché Berlino è una metafora della decadenza della società contemporanea. Uhm. Troppo serio. Capitolo primo. Adoro Berlino perché la mitizzo smisuratamente. Nemmeno. Calma. Capitolo primo. Adoro Berlino per il febbrile andirivieni della folla e del traffico. Ma no. Berlino non è poi così febbrile, certe volte sembra di stare in spiaggia. Capitolo primo. Adoro Berlino perché significa belle ragazze… No, questa è troppo Woody Allen o peggio ancora Roman Polański, oggi come oggi non si può né dire né scrivere, non me la passano. Berlino non è mica New York. Vabbè. Adoro Berlino anche se non ci sono nato e malgrado non mi ci sia trasferito come tanti in pianta più o meno stabile: adoro Berlino perché Berlino è il cuore dell’Europa. Perché Berlino è una capitale che reca su di sé le cicatrici del Novecento. Perché Berlino è una città di fantasmi eppure giovanissima, proiettata verso il futuro. Perché Berlino è un luogo che di continuo sa trasmettere emozioni. Perché Berlino è una sopravvissuta: perfino a se stessa.
Giuseppe Culicchia, Berlino è casa.

Abbonati a Giornate di lettura
Unisciti gratuitamente a centinaia di nostri abbonati e abbonate, e sii il primo a ricevere nuovi contenuti.
