
Tra i libri magnificamente atti a salare il sangue è certamente il
Gargantua e Pantagruele. Metto il titolo in italiano per dare subito un tardivo, postumo elogio ad Augusto Frassineti, finissimo traduttore e narratore in proprio e ora, splendida sorpresa, poeta di taglienti epigrammi raccolti in Tutto sommato per l’editore Scheiwiller.
Non mi lascerò tentare da una pista tentante: quella di allineare di seguito titoli di letture giustamente lodate intorno al grande scrittore di Francia. Il primo a venirmi in mente è quello di Auerbach in Mimesis che, col procedimento della trivellazione in verticale, esamina come sa fare lui una pagina – Il mondo nella bocca di Pantagruele – per ricavare alcune delle leggi, dei procedimenti, dei fondamenti su cui si fonda il mondo di Rabelais. Prendere una guida come Erich Auerbach è la via migliore, ma se uno vuole affrontare i classici senza intermediari, va bene ugualmente. Purché si faccia, purché si legga qualcosa.
lo qui non mi metto assolutamente in testa di orientare il lettore su Rabelais, ma di invogliarlo a leggere da sé, facendo come quelli che in un garbuglio di prato segnano una traccia di sentiero.
Giovanni Orelli, La gioia dei classici (Incipit)

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