
Il silenzio imposto alle donne nel corso dei secoli è stato spesso più assordante delle voci che siamo riusciti a raccogliere. Generazioni di donne sono state relegate nell’ombra, private della possibilità di esprimersi, di agire, di lasciare traccia di sé. Non si è trattato solo di un destino individuale, ma di un meccanismo sistemico, alimentato dalla famiglia, dalla morale, dalla religione, dal pregiudizio maschile e dalla paura dell’alterità. Innumerevoli sono le storie di talenti soffocati, di intelligenze represse, di voci che non hanno avuto la possibilità di farsi sentire, la cui voce ci è giunta indirettamente o in maniera deformata dal ruolo subordinato in cui erano relegate. Il fatto è che il potere, anche quando non si fa violenza bruta e non è percepito come dispotismo o autoritarismo, condiziona per il fatto stesso di essere, in forme blande o subdole, suscitando spontanea adesione sotto forma di ammirazione, rispetto, sottomissione, fanatismo e settarismo, e persino nelle forme più eleganti dell’educazione, della legge, delle prescrizioni, della tradizione e delle norme morali, o addirittura della riconoscenza. Tutti aspetti della sua pressione sull’incompleta galleria delle donne che seguono, alcune famose, altre meno, alcune riscattate e altre ancora giacenti in un immeritato oblio.
Artemisia Gentileschi
A cominciare da Artemisia Gentileschi, genio pittorico i cui quadri furono spesso attributi ad altri o svalutati. Vittima di uno stupro, dovette subire un processo umiliante e crudele che ne segnò la vita e l’opera, tanto che le sue tele, cariche di dolore (chi non ricorda Giuditta che decapita Oloferne), costituiscono anche una forma di drammatico riscatto personale e sociale.
Sor Juana Inés de la Cruz
E che dire di Sor Juana Inés de la Cruz, brillante intellettuale che nel Vicereame dell’attuale Messico fu poeta, filosofa, drammaturga, teologa, nonché una delle prime femministe del continente? Figlia illegittima di un ufficiale spagnolo e di una creola, imparò a leggere da sola, e a otto anni compose il suo primo poema. Fallito il tentativo di travestirsi da uomo per poter frequentare l’università vietata alle donne, ma ammessa alla corte del viceré come dama di compagnia, stupì per la sua cultura, superando per arguzia e preparazione teologi e filosofi. Quindi, non per vocazione ma per poter studiare, entrò nel convento di Città del Messico, e si cimentò in tutti i generi, dalla poesia al teatro, dalla prosa filosofica alla satira. Difese il diritto delle donne all’istruzione, rivendicando il valore dell’intelletto femminile e denunciando l’ipocrisia clericale; ma entrata in conflitto con la Chiesa, fu costretta ad abbandonare gli studi e a vendere la sua fornita biblioteca per dedicarsi solo alla preghiera. Morì pochi anni dopo assistendo le consorelle durante un’epidemia, quella che oggi è considerata una delle più grandi scrittrici in lingua spagnola e un simbolo della resistenza femminile in un mondo che voleva le donne mute, obbedienti e ignoranti. Che il suo volto compaia oggi sulle banconote da 100 pesos è un riconoscimento postumo, ma insufficiente, per una donna che osò sapere, al prezzo della libertà.
Emily Dickinson
E che dire di Emily Dickinson, forse la più grande poeta dei tempi moderni, che, in un contesto puritano e domestico scrisse in segreto 1800 poesie, di cui solo poche furono pubblicate in vita? O di Camille Claudel, scultrice di talento, che alla fine della burrascosa relazione con Rodin, di cui era stata allieva, modella e amante, fu internata per trent’anni, per decisione del famoso e cattolicissimo fratello Paul? O di Clara Wieck, una delle più grandi pianiste del XIX secolo, moglie di Robert Schumann e madre di otto figli, che dopo la morte del marito si dedicò solo alla sua musica, trascurando la propria, considerando la composizione “non adatta a una donna” ?
Le intellettuali dimenticate
Ma se qui di tratta di casi notevoli, a cui storia ha in qualche modo reso giustizia, molti di più sono quelli rimasti oscuri, o appena rispolverati. Ciò vale per Christine de Pizan, intellettuale medievale che difese la dignità delle donne contro la misoginia dominante, e la cui intelligenza fu guardata perciò con sospetto in un tempo in cui le donne non avevano voce pubblica né libertà economica.
O Teresa de Cartagena, autrice spagnola di testi filosofici e religiosi, per cui la sordità fu causa di isolamento ma anche di elevazione spirituale, tanto che sue opere furono attribuite a un uomo sotto pseudonimo, perché “nessuna donna poteva scrivere con tale profondità”!
O Lavinia Fontana, pittrice di nudi femminili, che, malgrado gli undici figli e la stretta sorveglianza familiare, riuscì non si sa come persino ad avere commissioni pubbliche in un mondo dominato dagli uomini.
O Margaret Cavendish, proto-scienziata inglese, autrice di opere filosofiche, scientifiche e letterarie, considerata eccentrica e “ridicola” per l’audacia intellettuale.
O Maria Sibylla Merian, pioniera nello studio degli insetti in modo scientifico, che illustrò con precisione la metamorfosi delle farfalle, ma dovette affrontare molti ostacoli per poter viaggiare e pubblicare opere che influenzarono la storia della biologia e dell’illustrazione scientifica.
Anna Walburga Ignatia Mozart
Un caso forse ancora più emblematico è quello di Anna Walburga Ignatia Mozart, detta Nannerl, sorella maggiore dell’immenso Wolfgang, nei suoi primi anni considerata un prodigio musicale quanto il fratello. Virtuosa del clavicembalo e del pianoforte, compose musica di cui non è rimasto nulla. Benché il padre Leopold portasse i figli prodigi in tournée in diverse corti europee, a 18 anni Nannerl dovette abbandonare le scene, per le convenzioni del tempo che vietavano a una ragazza di viaggiare da sola o esibirsi pubblicamente. Così, mentre Wolfgang continuava a ricevere elogi, la sorella ripiegò sul ruolo di insegnante di pianoforte, sicché nessuna delle sue opere è sopravvissuta o pubblicata, né si sa se sono andate perdute o distrutte. Dopo la morte della madre, fu costretta a rifiutare il matrimonio con l’uomo che amava, per sposarne uno scelto dal padre, col quale ebbe un figlio, e visse in discrezione nel silenzio delle mura domestiche, mentre Wolfgang diventava leggenda.
In tempi più recenti, come non ricordare Marianne North, pittrice e botanica inglese, che viaggiò da sola per il mondo a dipingere piante esotiche nel loro ambiente naturale, con illustrazioni ancora oggi fonte di studio scientifico, ma criticata per il suo anticonformismo e l’“impudenza” dei suoi spostamenti da sola. O Maria Bashkirtseff, pittrice e diarista russa, che dipinse scene di vita quotidiana con uno stile realistico e audace, e il cui diario, pubblicato postumo, è un’opera di consapevolezza e di lotta contro i pregiudizi verso le artiste. O Alice Guy-Blaché, regista di centinaia di film e fondatrice di una propria casa di produzione, ma cancellata dalla storia ufficiale del cinema, che per decenni ignorò il suo contributo.
Pioniere del femminismo
Né vanno dimenticati gli ostacoli che l’incarnazione sociale del potere oppose a Emmeline Pankhurst, figura simbolo della lotta per i diritti delle donne. Nel 1903 fondò un’organizzazione militante che con lo slogan “Fatti, non parole” segnò una svolta nel movimento per il suffragio femminile, col ricorso a manifestazioni e marce pubbliche, interruzioni di eventi politici, scioperi della fame e atti di sabotaggio simbolico; e che mostrando come le donne potevano essere capaci di guidare movimenti di massa, accelerò il dibattito pubblico al punto che le britanniche ottennero nel 1928 il diritto di voto e di parità con gli uomini. Né va dimenticato il caso di Lili Elbe, pittrice di talento e pioniera della transizione di genere, che fu una delle prime persone a sottoporsi a interventi chirurgici, ma che dopo la transizione fu emarginata sia dal mondo artistico che medico, e morì per complicazioni operatorie in un’epoca impreparata a questioni di identità.
Tutte donne, queste, penalizzate da un sistema che le voleva invisibili, silenziose e sottomesse. E anche se non tutte sono riuscite a imporsi in vita, la loro opera ha trovato la strada per sopravvivere, così che meritano di essere ascoltate. Donne queste che, pur tra mille ostacoli, sono riuscite a rompere il silenzio e a lasciare un segno, anche se spesso riconosciuto solo molto tempo dopo. La loro memoria è un riscatto tardivo ma necessario, che ci ricorda quanto sia importante restituire voce e dignità non solo alle protagoniste note, ma anche a tutte quelle che la storia ha messo a tacere. Ed è a loro, anche per giustizia verso le infinite consorelle invisibili e inascoltate di cui non ci è giunta nemmeno il più flebile soffio di voce, che dedichiamo questo incompleto percorso…

