
Ho conosciuto persone che sanno godersi una traversata della Manica, persone che riescono a starsene sedute tranquille sul ponte ad aspettare che la nave sia attraccata al molo, per poi ritirare i bagagli con calma e sbarcare. Io non sono tra queste. Appena salgo a bordo, ho la sensazione che la traversata sia troppo corta per poter fare qualcosa in tutta tranquillità. Così continuo a trascinare le mie valigie da una parte all’altra e, se scendo nel ristorante per consumare un pasto, mando giù un boccone dopo l’altro, senza masticare, con la paura che la nave possa inaspettatamente arrivare in porto mentre io mi trovo sotto coperta. Forse questo mio atteggiamento mi viene dal tempo della guerra, quando le licenze erano così brevi che era molto importante assicurarsi un posto vicino alla passerella per poter sbarcare tra i primi e non perdere neppure un attimo di quei due o tre giorni di libertà.
Agatha Christie, Poirot e i quattro

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