
Il 3 ottobre 2023, cinquantanove giorni dopo la sua morte, nel cortile d’onore degli Invalides viene reso a nostra madre un omaggio nazionale. Bandiere, uniformi, controspalline, decorazioni. L’orchestra della Guardia repubblicana suona, molto bene, l’andante della sinfonia Jupiter e, per la parte russa, la Serenata di Čajkovskij. Siamo circa duecento, e aspettiamo pazientemente, seduti su sedie di plastica bianca all’interno di un recinto quadrato delimitato da cordoni rossi, in fondo all’immenso cortile lastricato: famiglia, ospiti della famiglia, accademici di Francia, ministri, rappresentanti delle tre forze armate –terra, cielo, mare – e delle istituzioni – cioè le più alte cariche dello Stato. Per un’ora il sole ci scalda gradevolmente. Poi scompare dietro il tetto e all’improvviso fa freddissimo. Ci pentiamo di non esserci coperti meglio. Nostro padre, seduto sulla sedia a rotelle, è avvolto in un plaid. Non so cosa capisca di preciso di ciò che sta avvenendo. In certi momenti sembra dimenticare che è vedovo. In altri, se ne ricorda e piange in silenzio, per poi ridiventare assente. Questo pomeriggio è costretto a una lunga fase di lucidità, ma con nostra madre ha acquisito da tempo l’abitudine al protocollo, alle cerimonie solenni, alle parate del 14 luglio dalla tribuna presidenziale: non è poi troppo disorientato. Sorride, smarrito ma cortese, a chi viene a salutarlo.
Carrère, Kolchoz

