
Non difettava, questa sua bassa voglia, di qualche scusante meno epidermica: se è vero che, generalmente parlando, persino chi imbastisce un’opera destinata a durare, ma portata avanti lontano dai riflettori della ribalta, non smarrisce solo la vanità di una comparsa o l’accesso a una conventicola salottiera; non perde solo la futile chiacchiera dei cenacoli, e il compiacimento prima e poi la noia di essere abbordato dalle cacciatrici di autografi, no. Rischia invece, più seriamente, di non aprire mai un colloquio con artisti magari ammirati, con i quali avrebbe potuto sviluppare un rapporto proficuo, di giovamento all’opera stessa, oltre all’eventualità di inaugurare una preziosa amicizia. Ciò che davvero perde, insomma, è il contatto con persone interessanti, che avrebbero potuto suscitare nuovi fermenti e contrasti, ed essere alla fine stimolanti per la stessa creatività. Col sospetto che magari alcuni di coloro con cui si sarebbe inteso, affondati a loro volta nel cicaleccio mondano a cui non riescono a sottrarsi, arrancano con la stessa ansia di dialogo, e sprecano serate intere nelle ciarle dell’evasione.
Gerardo Passannante, Costantino: L’infante di Naissus

Abbonati a Giornate di lettura
Unisciti gratuitamente a centinaia di nostri abbonati e abbonate, e sii il primo a ricevere nuovi contenuti.
